«Anche se non credete a me, credete alle opere» (Gv 10,38)

Martedì 20 maggio 2014

 

Di nuovo i Giudei raccolsero delle pietre per lapidarlo. Il Signore Gesù disse loro: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre: per quale di esse volete lapidarmi?». Gli risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio». Disse loro Gesù: «Non è forse scritto nella vostra Legge: “Io ho detto: voi siete dèi”? Ora, se essa ha chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio – e la Scrittura non può essere annullata –, a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo voi dite: “Tu bestemmi”, perché ho detto: “Sono Figlio di Dio”? Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio,

 

«Anche se non credete a me, credete alle opere»

perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre». Allora cercarono nuovamente di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani. Ritornò quindi nuovamente al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui rimase. Molti andarono da lui e dicevano: «Giovanni non ha compiuto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero». E in quel luogo molti credettero in lui.          (Giovanni 10,38)

Sono le opere di Gesù a testimoniare per lui: i segni, i miracoli, la guarigione di uomini malati, nel corpo o nello spirito. La sua è tutta un’opera per l’uomo, in favore suo, è uno sporgersi continuo sulle sue fragilità per sanarle e per offrirgli la possibilità di una vita nuova.

Non è tanto la quantità di opere da Lui compiute che conquista, quanto l’amore che le riempie. E questo amore parla di Dio alle persone semplici molto più e meglio di tante parole.

 

Buona giornata!

don Carlo