«Chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio» (Mt 5,22)

Giovedì 26 febbraio 2015

 

Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai”; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico:

 

«Chiunque si adira con il proprio fratello

dovrà essere sottoposto al giudizio»

Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna. Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono. Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!».      (Matteo 5,22)

 

Ci sono parole che uccidono: possono essere pronunciate anche sottovoce, con calma, senza perdere per questo tutta la loro violenza. Sono le parole che umiliano, che ignorano, che toccano i punti vitali della persona come gli affetti o la professionalità.  A distanza di decenni la ferita rimane aperta e sanguinante e fa gridare.

Anche i silenzi che escludono, che ti dichiarano di non esistere agli occhi di qualcuno possono ferire mortalmente.

Gesù ci chiede un amore vero, che curi con attenzione ogni relazione, che desideri con tutto il cuore il bene del fratello.

 

Buona giornata!

don Carlo