“Credo; aiuta la mia incredulità!” (Mc 9,24)

Martedì 18 febbraio 2014

Il Signore Gesù con Pietro, Giacomo e Giovanni, arrivando presso i discepoli, videro attorno a loro molta folla e alcuni scribi che discutevano con loro. E subito tutta la folla, al vederlo, fu presa da meraviglia e corse a salutarlo. Ed egli li interrogò: «Di che cosa discutete con loro?». E dalla folla uno gli rispose: «Maestro, ho portato da te mio figlio, che ha uno spirito muto. Dovunque lo afferri, lo getta a terra ed egli schiuma, digrigna i denti e si irrigidisce. Ho detto ai tuoi discepoli di scacciarlo, ma non ci sono riusciti». Egli allora disse loro: «O generazione incredula! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo da me». E glielo portarono. Alla vista di Gesù, subito lo spirito scosse con convulsioni il ragazzo ed egli, caduto a terra, si rotolava schiumando. Gesù interrogò il padre: «Da quanto tempo gli accade questo?». Ed egli rispose: «Dall’infanzia; anzi, spesso lo ha buttato anche nel fuoco e nell’acqua per ucciderlo. Ma se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci». Gesù gli disse: «Se tu puoi! Tutto è possibile per chi crede». Il padre del fanciullo rispose subito ad alta voce:

 

«Credo; aiuta la mia incredulità!»

Allora Gesù, vedendo accorrere la folla, minacciò lo spirito impuro dicendogli: «Spirito muto e sordo, io ti ordino, esci da lui e non vi rientrare più». Gridando e scuotendolo fortemente, uscì. E il fanciullo diventò come morto, sicché molti dicevano: «È morto». Ma Gesù lo prese per mano, lo fece alzare ed egli stette in piedi. Entrato in casa, i suoi discepoli gli domandavano in privato: «Perché noi non siamo riusciti a scacciarlo?». Ed egli disse loro: «Questa specie di demòni non si può scacciare in alcun modo, se non con la preghiera».

(Marco 9,24)

Una preghiera che sembra strana, contraddittoria, in realtà è molto bella e vera.

Credere infatti non è anzitutto affermare di essere convinti di alcune verità di fede.

Credere è anzitutto fidarsi di Gesù. Ha a che fare con l’esperienza di vita, più che con le categorie intellettuali. È nella vita, in alcune svolte difficili, ma anche nell’ordinario, che si vede se viviamo di fede o di altro: se poggiamo pienamente le nostre sicurezze su Dio e quindi facciamo sempre conto del Suo aiuto e della Sua presenza; o se crediamo anzitutto in noi stessi e nelle nostre capacità e quindi vengono a galla le nostre lacune e i nostri buchi neri della fede.

 

Buona giornata !

don Carlo