“Da dove gli vengono queste cose?” (Mc 6,2)

Martedì 4 febbraio 2014

Il Signore Gesù partì di là e venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano:

 

«Da dove gli vengono queste cose?»

 

E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.

(Marco 6,2)

Una raffica di domande. Così Marco sintetizza la reazione dei nazaretani dopo aver ascoltato Gesù, loro compatriota. Domande per le quali non cercano risposte. Domande incredule che in realtà vogliono bloccare la ricerca dell’unica risposta possibile. Una meraviglia sterile.

Anche Maria pose domande all’angelo durante l’annunciazione. Ma erano domande per capire meglio, per entrare con tutta se stessa nel mistero d’amore che la chiamava e al quale si abbandonava. Una meraviglia infinitamente feconda.

 

Buona giornata!

don Carlo