Giovanni Maria Vianney, Santo Curato d’Ars

Santo Curato d'Ars

Santo Curato d’Ars (foto Romary)

Benedetto XVI ha convocato un Anno Sacerdotale in occasione dei 150 anni della morte del santo Curato d’Ars, che proclamerà patrono di tutti i sacerdoti del mondo, dopo esserlo stato di tutti i parroci del mondo.

Il tema scelto per l’Anno è “Fedeltà di Cristo, fedeltà del sacerdote”. E’ previsto che il Papa lo apra con una celebrazione dei Vespri, il 19 giugno prossimo, solennità del Sacro Cuore di Gesù e giornata di santificazione sacerdotale, “alla presenza della reliquia del Curato d’Ars portata dal Vescovo di Belley-Ars”, monsignor Guy Claude Bagnard. La chiusura si celebrerà esattamente un anno dopo con un “Incontro Mondiale Sacerdotale” in Piazza San Pietro.

Ma chi è stato il santo curato d’Ars?

Ars-sur-Formans è un piccolo borgo incastonato nel meraviglioso scenario della Val de Saône, in Francia. Raggiunge a malapena le 1200 anime ma è diventato famoso per un santo Curato che ne ha cambiato il destino. Il suo santuraio è divenuto, infatti, uno dei luoghi di pellegrinaggio più rinomati in Francia e oltre.

I pellegrini cominciarono ad arrivare quando Giovanni Maria Vianney era ancora in vita. E una volta morto erano già circa 100.000 ogni anno. Più tardi nel 1920, fu canonizzato da Pio XI che lo proclamò patrono di tutti i parroci del mondo. Nella Cappella del Cuore è custodita una reliquia altamente simbolica, il cuore del curato d’Ars ricolmo d’amore, il cuore di un parroco ricolmo dell’amore per tutti i suoi parrocchiani. Da morto è stato prima sepolto e poi riesumato agli inizi del XX sec. Da allora il suo corpo, preservatosi intatto, è stato esposto in un reliquiario, con il volto coperto da una maschera di cera, in un ambiente all’altezza dello spirito del santo ma che contrasta con la sobrietà e le ristrettezze con cui visse per tutta la vita.

Del santo ci sono rimaste riflessioni raccolte durante l’insegnamento del catechismo o in chiesa, semplici frasi, confidenze a parrocchiani e pellegrini che hanno incontrato Giovanni Maria Vianney: un prete sconcertante e straordinario, di cui il suo Vescovo diceva:”Io non so se sia istruito, ma quello che so bene è che lo Spirito Santo si prende cura di illuminarlo”.

Il santo curato d’Ars non era un uomo dalla cultura raffinata, figlio di contadini, nella sostanza era rimasto tale, un contadino divenuto sacerdote.

Di lui possediamo anche 85 sermoni ma i più belli, sull’Eucarestia e sull’amore di Dio sono andati persi.
Per comporre le sue prediche si affidava al materiale delle guide per sermoni che imparava a memoria ma che riusciva a rendere semplici e comprensibili ai suoi fedeli.
Conquistata la fiducia del suo Vescovo abbandonò l’abitudine di ricorrere alle guide e come hanno poi testimoniato i suoi ascoltatori “fidandosi dell’aiuto dello Spirito Santo, sale sul pulpito ed improvvisa”.

Un “assaggio” delle sue riflessioni e pensieri:

Dio non ci perde di vista così come una madre non perde di vista il suo bambino che incomincia a muovere il piede.

Niente di così consueto fra i cristiani come dire: Mio Dio, ti amo, e niente di più raro, forse, che l’amore di Dio.

Sinchè non amerete il vostro Dio, non sarete mai contenti: tutto vi opprimerà, tutto vi annoierà …

Quando si amano le croci, non se ne ha mai, ma, quando si respingono, vi si rimane schiacciati.

Fossimo santi al punto da far miracoli, se manca la carità non si va in cielo.

Dio mio, quanto cieco è l’uomo allorchè si crede capace di qualche cosa!

Le condanne del mondo sono benedizioni di Dio.

Quando lo Spirito Santo vuole una cosa, essa riesce sempre.

Il sacerdote non è sacerdote per lui stesso. Egli non si dà l’assoluzione, non si amministra i sacramenti. Egli non è per lui stesso, è per voi.

Se passate davanti ad una chiesa, entrate per salutare Nostro Signore. Non si può passare davanti alla porta di un amico senza dirgli buongiorno!

Un “assaggio” dei suoi sermoni … quello tenuto la settima domenica dopo Pentecoste sul tema della preghiera, penitenza e carità:

” … Sì, anche se avessimo una cattiva salute o fossimo addirittura infermi, c’è un digiuno che possiamo facilmente fare. Fossimo pure del tutto poveri, possiamo ancora fare l’elemosina e, per quanto grandi fossero le nostre occupazioni, possiamo pregare il buon Dio senza essere disturbati nei nostri affari, pregare alla sera e al mattino, e persino tutto il giorno. Ed ecco come. Noi pratichiamo un digiuno che è assai gradito a Dio, ogni volta che ci priviamo di qualche cosa che ci piacerebbe fare, perché il digiuno non consiste tutto nella privazione del bere e del mangiare, ma nella privazione di ciò che riesce gradito al nostro gusto; gli uni possono mortificarsi nel modo di aggiustarsi, gli altri nelle visite che vogliono fare agli amici che hanno piacere di vedere, gli altri, nelle parole e nei discorsi che amano tenere; questi fa un grande digiuno ed è molto gradito a Dio allorché combatte il suo amor proprio, il suo orgoglio, la sua ripugnanza a fare ciò che non ama fare, o stando con persone che contrariano il suo carattere, i suoi modi di agire…”.

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