«I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce» (Luca 16,8)

Martedì 6 settembre 2016

 

Il Signore Gesù diceva ai discepoli: «Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”. L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”. Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”. Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza.

 

«I figli di questo mondo, infatti,

verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce»     (Luca 16,8)

C’è una furbizia da imparare.

Ce la insegna il mondo con tutti gli stratagemmi che i suoi figli si inventano per rimanere sempre a galla. E ci riescono, anche quando sembra ormai impossibile.

Tradotto nel linguaggio evangelico di questa parabola, potremmo dire: tu sai bene di avere limiti, difetti, cose di cui ti vergogni e che non puoi nascondere a Dio. C’è però una cosa che copre tutto: la carità. Davanti a quella Dio si arrende sempre. Vivi per i fratelli, spenditi per loro, dona tutto e Dio non riuscirà più a vedere i tuoi peccati.

 

Buona giornata!

don Carlo