La chiesa non è una dogana (dalla Evangelii Gaudium n. 47)

La Chiesa è chiamata ad essere sempre la casa aperta del Padre.

Uno dei segni concreti di questa apertura è

avere dappertutto chiese con le porte aperte.

Così che, se qualcuno vuole seguire un mozione dello Spirito

e si avvicina cercando Dio,

non si incontrerà con la freddezza di una porta chiusa.

 

Ma ci sono altre porte che neppure si devono chiudere.

 

Tutti possono partecipare in qualche modo alla vita ecclesiale,

tutti possono far parte della comunità,

 

e nemmeno le porte dei Sacramenti si dovrebbero chiudere

per una ragione qualsiasi.

 

Questo vale soprattutto quando si tratta di quel sacramento che è “la porta”,

il Battesimo.

L’Eucaristia, sebbene costituisca la pienezza della vita sacramentale,

non è un premio per i perfetti

ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli.

 

Queste convinzioni hanno anche

conseguenze pastorali

che siamo chiamati a considerare

con prudenza e audacia.

 

Di frequente

ci comportiamo

come controllori della grazia

e non come facilitatori.

 

Ma la Chiesa non è una dogana,

è la casa paterna

dove c’è posto

per ciascuno con la sua vita faticosa.