La parola a … don Oreste Benzi

Non è infrequente sentire gente che dice: “Oggi non esistono più i SANTI….

Sembra in effetti che il mondo moderno sia il luogo meno adatto a far fiorire la Santità: basterebbe aprire giornali, telegiornali, varietà….

E non è solo gente anziana a lamentarsi del mondo d’oggi. Diversi sociologi trovano nella mancanza di “fiducia per il futuro” una causa non secondaria della crisi di natalità nella nostra Società. Soprattutto italiana. Ma i SANTI esistono.

Anzi, brillano ancor di più nella penombra in cui tutti siamo immersi.

Si tratta di trovarli, i SANTI.

Chi ha la fortuna di incontrarne qualcuno, qualcuno in carne ed ossa, non lo “molla” più.

Basta osservare come alcuni UOMINI e DONNE dei nostri giorni son “seguiti” ancora dai GIOVANI.

Guardate Papa Giovanni Paolo II ed i suoi giovani. O le migliaia di Vocazioni che Madre Teresa ha suscita-to in ragazze di tutte le classi sociali. Per non parlare dei diversi Fondatori di Movimenti Ecclesiali….

Prendiamone uno di OGGI: don ORESTE BENZI.

E diamo a lui la parola…

“Nel momento in cui chiuderò gli occhi a questa terra, la gente che sarà vicino dirà: è morto. In realtà è una bugia. Sono morto per chi mi vede, per chi sta lì. Le mie mani saranno fredde, il mio occhio non potrà più vedere, ma in realtà la morte non esiste perché appena chiudo gli occhi a questa terra mi apro all’infinito di Dio.

Noi lo vedremo, come dice Paolo, faccia a faccia, così come Egli è(1 Cor. 13, 12). E si attuerà quella parola che la Sapienza dice al capitolo terzo: Dio ha creato l’uomo immortale, per l’immortalità, secondo la sua natura ha creato.

Dentro di noi, quindi, c’è già l’immortalità, per cui la morte non è altro che lo sbocciare per sempre della mia identità, del mio essere con Dio. La morte è il momento dell’abbraccio col Padre, atteso intensamente nel cuore di ogni uomo, nel cuore di ogni creatura”.

“Il nemico del bene comune è… siamo noi cattolici. In che senso? Ovunque ci si gira, si è persa, si è sbriciolata e poi scomparsa la coscienza di essere popolo di Dio, con una missione di salvezza da portare” .

“Coloro che organizzano nella Chiesa le opere di carità e non vivono la relazione d’amore con Dio, diventano impiegati della carità: è un pianto. L’amore di Cristo ci spinge a convertirci da impiegati a innamorati di Cristo per portare la salvezza a tutti” Ma don Oreste ha parlato e continua a parlare anche alla Società:

“L’interesse di partito, l’interesse del potere, l’interesse delle stanze dei bottoni e tutto ciò che è collegato ad esso è diventato la coscienza pratica e attuativa, e così si ha il tradimento della rivoluzione cristiana, come dice Benedetto XVI, della rivoluzione di Dio. (…) Oggi 100mila donne sono tenute sotto sfruttamento in Italia. Vergogna! Perché viene mante-nuto un massacro, un orrore simile? Non si vuole perdere il voto di milioni di clienti…”.

Il suo messaggio però riguarda anche i cittadini: “Come potete voi italiani scandalizzarvi della tratta delle schiave romene quando sono italiani coloro che pagano per possedere delle ragazzine di 14 anni?”.

Ma, per concludere, ritorniamo al cuore della vita e dell’opera di Don Oreste.

“Per stare in piedi, bisogna stare in ginocchio, perché sa stare del tutto con i poveri chi sa stare del tutto con il Signore”.