L’Imitazione di Cristo

Nell’estate del 1984 l’allora Cardinale Ratzinger, durante i colloqui con Vittorio Messori che avrebbero poi dato vita l’anno successivo al celeberrimo “Rapporto sulla Fede”, invitava i fedeli a riscoprire, accanto ai documenti ecclesiastici più recenti, anche “L’Imitazione di Cristo”, un testo che, pur rispecchiando la grande tradizione monastica medievale, ha ancora molto da insegnare, e proprio all’uomo di oggi, per il recupero di una spiritualità antica e nuova al tempo stesso.

L’imitazione di Cristo – chiedeva Vittorio Messori – è ancora tra le cose buone?

Questa la risposta del Cardinale Ratzinger:

“Anzi, tra gli obiettivi più urgenti del cattolico moderno c’è proprio il recupero di elementi positivi di una spiritualità come quella, con la sua consapevolezza del distacco qualitativo tra mentalità di fede e mentalità mondana. Certo, nella Imitazione, c’è un’accentuazione unilaterale della relazione privata del cristiano con il suo Signore. Ma in troppa produzione teologica contemporanea c’è una comprensione insufficiente dell’interiorità spirituale. Condannando in blocco e senza appello la fuga saeculi che è al centro della spiritualità classica, non si è capito che c’era in quella fuga anche un aspetto sociale. Si fuggiva dal mondo non per abbandonarlo a se stesso, ma per ricreare in luoghi dello spirito una nuova possibilità di vita cristiana e, dunque, umana. Si prendeva atto dell’alienazione della società e – nell’eremo o nel monastero – si ricostruivano delle oasi vivibili, delle speranze di salvezza per tutti. (…)
Il problema è ancora una volta quello di un equilibrio da ritrovare. (…) il credente è tenuto a vivere il non facile equilibrio tra giusta incarnazione nella storia e indispensabile tensione verso l’eternità”.

Questo piccolo libro ha costituito per secoli un preciso punti di riferimento per la spiritualità cristiana, tanto che si può considerare “il libro più letto dopo il Vangelo, meditato nei monasteri, letto nella vita religiosa e sacerdotale, tenuto come manuale di formazione cristiana robusta per tante generazioni di laici, di cristiani nel mondo”.

L’Imitazione di Cristo, il cui autore resta sconosciuto, benché possa essere collocato in ambiente monastico attorno ai secoli XIII-XIV, costituisce un semplice e concreto tracciato di vita ascetica.

La tensione spirituale che lo anima, ne fa un testo fondamentale nel tracciare una via alla ricerca di Dio, all’abbandono dell’ uomo vecchio per costruire l’ uomo nuovo”, per radicare interiormente una profonda spiritualità personale.

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