L’uomo “avanzo”, scarto (E.G. n.53)

Questa numero della Esortazione ho dovuto leggerlo più volte, “scomporlo”, prima di cogliere la forza dirompente delle ultime righe (lo stesso Francesco parla di “qualcosa di nuovo“): non appena emarginazione-bassifondi-periferie, ma proprio di SCARTO-RIFIUTI-AVANZI: e si sta parlando di esseri umani, di creature di Dio, di fratelli….

E poco sopra aveva detto: “Si considera l’essere umano come un bene di consumo, usa e getta”.

Poi non so che fare: però, intanto, mi colpisce con nuova forza. Mio Signore, mettimi dentro nel profondo del cuore queste parole, perché mi risuonino frequentemente, Per non assuefarmi a questa CULTURA dello SCARTO.

 

Così come il comandamento “non uccidere”

pone un limite chiaro per assicurare il valore della vita umana,

oggi dobbiamo dire “no a un’economia dell’esclusione e della inequità”.

 

 Questa economia uccide.

 

Non è possibile che non faccia notizia

il fatto che muoia assiderato un anziano ridotto a vivere per strada,

mentre lo sia il ribasso di due punti in borsa.

Questo è esclusione.

 

Non si può più tollerare il fatto che si getti il cibo,

quando c’è gente che soffre la fame.

Questo è inequità.

 

Oggi tutto entra nel gioco della competitività e

della legge del più forte,

dove il potente mangia il più debole.

Come conseguenza di questa situazione,

grandi masse di popolazione

si vedono escluse ed emarginate:

senza lavoro,

senza prospettive,

senza vie di uscita.

 Si considera l’essere umano in se stesso come un bene di consumo,

che si può usare e poi gettare.

 

Abbiamo dato inizio alla cultura dello “scarto”

che, addirittura, viene promossa.

 

Non si tratta più semplicemente

del fenomeno dello sfruttamento e dell’oppressione,

ma  di qualcosa di nuovo:

 

con l’esclusione resta colpita,

nella sua stessa radice,

l’appartenenza alla società in cui si vive,

dal momento che in essa

non si sta nei bassifondi,

nella periferia, o senza potere,

bensì si sta fuori.

 

Gli esclusi non sono “sfruttati” ma

rifiuti, “avanzi”.