«Quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito» (Lc 20,35)

Mercoledì 30 settembre 2015

S. Girolamo, sacerdote e dottore della Chiesa

 

Si avvicinarono al Signore Gesù alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie». Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma

 

«Quelli che sono giudicati degni della vita futura

e della risurrezione dai morti,

non prendono né moglie né marito»

infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui». Dissero allora alcuni scribi: «Maestro, hai parlato bene». E non osavano più rivolgergli alcuna domanda.   (Luca 20,35)

 

La vita futura non prevede più matrimoni perché l’amore non avrà più confini: tutti figli di Dio e quindi fratelli tra loro. Questo non cancellerà il passato, i legami costruiti quaggiù, perché l’amore rimane in eterno, ma dilaterà il cuore sulla misura di quello di Dio, verso tutti, senza più paure né ostacoli.

Per questo ogni volta che creiamo rapporti nuovi di fraternità costruiamo un frammento di Regno dei cieli e anticipiamo la venuta di quei nuovi cieli e terre nuove che Dio ha promesso all’umanità, dove l’unica legge sarà l’amore.

 

Buona giornata!

don Carlo