San Bernardo

Amo perché amo, amo per amare

Saint-Bernard_prêchant_la_2e_croisade,_à_Vézelay,_en_1146Dal “Discorso sul Cantico dei Canticidi San Bernardo, abate.

(Disc 83, 4-6; la veste tipografica che nel testo è a mo’ di prosa, viene qui resa con frequenti “a capo” per sottolineare la bellezza e la profondità delle varie affermazioni)

AMO PERCHE’ AMO, AMO PER AMARE

L’amore è sufficiente per se stesso, piace per se stesso
e in ragione di sé.
E’ a se stesso merito e premio.
L’amore non cerca ragioni, non cerca vantaggi
all’infuori di sé.
Il suo vantaggio sta nell’esistere.
Amo perché amo,
amo per amare.
Grande cosa è l’amore se si rifà al suo principio, se ricondotto alla sua origine, se riportato alla sua sorgente.
Di là sempre prende alimento per continuare a scorrere.
L’amore è il solo tra tutti i moti dell’anima, tra i sentimenti e gli affetti,
con cui la creatura possa corrispondere al Creatore,
anche se non alla pari.
L’unico col quale possa contraccambiare il prossimo e, in questo caso,
certo alla pari.
Quando Dio ama, altro non desidera che essere amato,
sapendo che coloro che l’ameranno
si beeranno di questo stesso amore.
L’amore dello Sposo, anzi lo Sposo-amore,
cerca soltanto il ricambio dell’amore e la fedeltà.
Perché la sposa, e la sposa dell’Amore, non dovrebbe amare?
Perché non dovrebbe essere amato l’Amore?
Si obietterà, però, che,
anche se la sposa si sarà tutta trasformata nell’Amore,
non potrà mai raggiungere il livello della fonte perenne dell’amore.
E’ certo che non potranno mai essere equiparati l’amante e l’Amore,
l’anima ed il Verbo,
la sposa e lo Sposo,
il Creatore e la creatura.
La sorgente infatti dà sempre molto più di quanto basti all’assetato.
Ma che importa tutto questo?
Cesserà forse e svanirà del tutto il desiderio della sposa
che attende il momento delle nozze,
cesserà la brama di chi sospira, l’ardore di chi ama,
perché non è capace di correre alla pari con un gigante,
gareggiare in dolcezza col miele,
in splendore con il sole,
in carità con colui che è Amore?
No certo.
Sebbene infatti la creatura ami meno, perché è inferiore,
se tuttavia ama con tutta se stessa,
non le resta nulla da aggiungere.
Nulla manca, dove c’è tutto.