“Videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono” (Mt 2,11)

Lunedì 6 gennaio 2014

EPIFANIA DEL SIGNORE

admagi

 

Nato il Signore Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi                vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: E tu, Betlemme, terra di Giuda, / non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: / da te infatti uscirà un capo / che sarà il pastore del mio popolo, Israele». Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo». Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa,

 

«Videro il bambino con Maria sua madre,

si prostrarono e lo adorarono»

 

Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.   (Matteo 2,11)

 

Il punto d’arrivo del viaggio dei Magi , ma anche del nostro, è sempre lo stesso: l’unione con Dio. I magi la esprimono con il gesto della prostrazione e dell’adorazione, che indicano in modo chiaro che Gesù è tutto e loro sono nulla. O meglio, loro sono perché Lui è.

È bello e rigenerante tornare alla sorgente, all’origine di quello che siamo. Ne abbiamo un profondo bisogno, altrimenti è così facile trovarsi smarriti e soli, come se non fossimo di nessuno. E questa sorgente che ci nutre è l’Amore eternamente nuovo che si comunica a noi e fa scorrere in noi la vita più vera, plasmata da quell’Amore.

 

Buona festa !

don Carlo